Carezze

Da piccolo quando lavavo i denti
portavo le gengive a sanguinare
la mamma si incazzava in quei momenti
ma il mio era un altro modo per giocare
poi insieme ad un’altra banda di innocenti
nei bagni della scuola elementare
ci spingevamo in giochi un po’ violenti
ma sempre con la voglia di scherzare
poi come tanti nell’adolescenza
sfogliando le riviste un po’ indiscrete
si risvegliava acerba la potenza
con tacchi a spillo, fruste e calze a rete
ma che male c’è
se non fa male non puo’ chiamarsi male
ma che mai puo’ fare
se mi da piacere tu lasciami giocare
ma che vuoi che sia
solo uno sfizio contro la monotonia
oggi la poesia fa un’eccezione
e porta a letto la follia
poi vennero i diciotto come niente
della cultura punk feci tesoro
ed ogni oggetto o arma contundente
viaggiava sul mio braccio da traforo
col tempo poi mi feci più elegante
ma il vizio continuava a torturarmi
se non interagiva con la gente
infondo era un po’ come masturbarmi
ma quando poi si fece più insistente
lo accolsi nel mio letto a braccia aperte
in forma di proposta un po’ esigente
per confinarlo sotto le coperte
Rit.
negli anni ho raffinato il mio fardello
che sotto un bel vestito sta in agguato
il gioco adesso è tutto di cervello
in cerca dello sguardo più affilato
ma a volte poi ritorno un animale
se affondo la mia faccia nel sudore
del corpo di colei che sa mischiare
il gioco del piacere col dolore
e vivo sopra il filo di un rasoio
col pregiudizio in guardia ad ogni lato
aspetta che il mio vizio lasci il buio
per darmi l’etichetta del malato.