Satan’s speech

Dal Paradise grand hotel
al pub di Burn in hell
fatti I miei bagagli e poi mandato via
sul vaffanculo express
con l’alito al grand marnier
mi unisco a quella band
qui la gente balla mi hanno fatto il re
dell’angolo da jam
forse al direttore non piacevo neanche un po’
o forse non piaceva il rock’n’roll
ma il giorno in cui gli dissi che volevo un po’ di più
mi prese per la giacca e da lassù
mi diede un calcio in culo fin quaggiù
oh Marina dai non farti più pregare
strozza la bottiglia e riempimi il bicchiere
qui la gente ha ancora voglia di ballare
e più ballano più ho voglia di suonare

e tavoli che tremano
anime che fremono
spiriti si uniscono alla gang
e mani che si intrecciano
fra corde e tasti sfilano
le luci rosse incendiano la band
forse non mi pagano però
stanotte sto suonando a modo mio
e finché va la festa suonerò
oggi il direttore sono io

Respiro una camel
fra applausi e black label
torno sulla pista e con un cenno ai boys
inizia un’altra jam
ma agli anni degli AC
si uniscono i DC
qui la concorrenza si è allargata un po’
mi smorzano lo show
lasciano la festa per seguire quella che è
la moda puritana di quei tre
perdono la testa nei locali a bere tè
per uno che fa solo cabaret
con musica per tutti tranne me
ma la notte è il caldo letto del piacere
tutti in maschera ritornano a ballare
passa il tempo ma la gente è sempre uguale
la mia festa va tutt’altro che a puttane

e ballano sui mobili
con equilibri instabili
si strappano via gli abiti è follia
e girano e poi saltano
le mani al cielo innalzano
la piazza del disordine è la mia
forse non mi pagano però
stanotte sto suonando a modo mio
e finché va la festa suonerò
il direttore sono ancora io

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